BERRY lamp diSTAG 01
BERRY lamp diSTAG 02

 

Cenni storici e origine botanica

Esigenze della coltura

La preparazione del terreno

La coltivazione in vaso

L’impianto

La potatura

La gestione della fila e dell’interfila

La concimazione di mantenimento

I parassiti e la difesa fitosanitaria

Tabella dei principi attivi autorizzati in italia nel 2011

La raccolta e conservazione dei frutti

 

Cenni storici e origine botanica

Il lampone fa parte della vasta famiglia delle Rosacee, genere Rubus, specie Idae (dal Monte Ida, in Grecia).

Scelta delle varietà

Le varietà oggi coltivate derivano dal miglioramento del lampone selvatico europeo, dal caratteristico aroma fragrante ed intenso, ben espresso da un vecchio capostipite, la Lloyd George, da cui derivano gran parte delle varietà attualmente coltivate. Esistono due tipologie di lampone: quelle che fioriscono e producono già sulle gemme della parte superiore del nuovo getto in estate-autunno e poi nell’anno successivo nella parte inferiore, portando così ad avere una “fioritura continua”; sono anche dette “varietà rifiorenti”; quelle in cui tutte le gemme del nuovo getto o pollone fioriscono contemporaneamente e portano una “unica” fruttificazione ad inizio estate, dell'anno successivo dette anche “varietà unifere”. Le prime sono più adatte alle coltivazioni degli appassionati, oppure per i produttori che cercano una raccolta “fuori stagione”. Le seconde sono generalmente più produttive e la raccolta concentrata permette rese di raccolta più elevate, sono quindi più adatte ad una coltivazione a scopi commerciali. Delle varietà a fioritura continua Heritage rappresenta la “classica”, seguita da Autumn Bliss, Polka, Himbo Top e da una nuova generazione di selezioni in via di diffusione. Delle varietà a fioritura unica sono importanti Willamette e Meeker per la produzione dei frutti destinati all’industria di trasformazione, previo congelamento. Per il consumo fresco si sono affermate in Europa la Glen Lyon per la sua precocità e rusticità e la Tulameen per l’elevata qualità del frutto. Decine di altre varietà sono però diffuse a livello locale nelle diverse regioni di produzione, per le diverse resistenze alle malattie e ai freddi, per l’epoca differenziata di raccolta, per l’attività dei vivaisti che hanno la necessità di differenziare l’offerta.

Esigenze della coltura

Scelta del terreno ed esigenze pedologiche

Il lampone predilige terreni leggere ed aereati, organici, ricchi di humus e leggermente acidi (pH ottimale 6,2-6,5), assolutamente senza ristagni. Se il terreno non è del tutto ottimale, si può migliorare realizzando un cumulo di terra alto 30 cm.

Esigenze climatiche, esposizione

L’esposizione al sole è preferibile in filari in direzione est-ovest; l’impianto dovrà essere fatto in modo che non sia esposto ai venti dominanti.

Impollinazione

Il lampone è una pianta autofertile e quindi può essere coltivata anche una sola varietà; ha bisogno però dell’impollinazione delle api, che se presenti visitano molto volentieri i fiori di questa specie e producono un miele dell'aroma molto delicato.

La preparazione del terreno

La lavorazione del terreno

Deve essere fatta con terreno asciutto, possibilmente in autunno. Altrimenti è preferibile limitarsi a realizzare il cumulo di terra mista a terriccio.

È opportuno prevedere la pacciamatura:

  • con materiale organico (corteccia o foglie in ragione di 1 kg/mq) per una larghezza di 80 cm, che deve essere rinnovata ogni due anni
  • oppure con telo di polietilene nero o telo intrecciato.

Concimazioni di fondo

Prima dell’impianto vanno incorporati nel terreno 4-8 kg di letame maturo per mq oppure terriccio assieme a 40g/mq di concime minerale complesso.

La coltivazione in vaso

Il lampone può essere anche coltivato in un vaso di almeno 15 litri di torba o terriccio molto permeabile a pH 6,5. La nutrizione può essere assicurata dalla fertirrigazione, se presente, oppure con la distribuzione primaverile di concime a lenta cessione tipo Osmocote 8-9 mesi.

L’impianto

Epoca

Le piante coltivate in vaso si possono mettere a dimora praticamente durante tutto l’anno. Le epoche classiche rimangono comunque il mese di novembre per le regioni centro-meridionali italiane, la primavera per le regioni del settentrione.

Distanze

40 cm tra le piante sulla fila, 2- 2,5 m tra i filari, cioè 1 pianta per mq di superficie.

Impianto di irrigazione

È importante non bagnare i fiori e i frutti, al fine di evitare lo sviluppo di muffe; si consiglia dunque di adottare un impianto a goccia o una manichetta forata lungo la fila, posata sul terreno o sotto la pacciamatura; gocciolatori a fori distanti 30 cm per terreni sabbiosi, fino a 50 cm per i terreni più argillosi.

Sostegni e palificazione

Sono necessari a sostenere i polloni; il sistema di palificazione varia però a seconda della tipologia varietale. Per le varietà a raccolta continua, che fioriscono già sui nuovi getti dell’anno, è consigliabile contenere i polloni all’interno di 2 coppie di fili a 50 cm di distanza fra loro, fissati ad un’altezza da terra rispettivamente di 70 e 120 cm. Per le varietà a raccolta unica, che producono solo sui tralci dell’anno precedente, è necessario legare quest’ultimi ad una spalliera, inoltre può essere opportuno contenere con fili esterni i nuovi getti. L’altezza dei fili dipende dalla vigoria dei tralci, generalmente si fissano a 50 - 90 - 140 cm dal suolo.

La potatura

Anche per la potatura è necessario distinguere tra le due tipologie di varietà. A fine inverno per il lampone a raccolta continua, si tagliano a livello del suolo tutti i tralci che hanno prodotto; quando i nuovi getti sono alti 30 cm, si diradano lasciandone 10 per metro lineare, dopodiché è sufficiente lasciarli crescere liberamente all’interno delle due coppie di fili. Chi volesse raccogliere anche a giugno, può potare i tralci, asportando la parte apicale che ha già prodotto e legando la parte bassa dei tralci a spalliera. In questo caso si crea una competizione di spazio tra i tralci e i nuovi getti che produrranno in autunno, per cui è opportuno diradare i getti in modo più drastico, ad esempio lasciandone solo 5 per metro lineare. Per le varietà a raccolta solo estiva, a fine inverno si eliminano i tralci che hanno prodotto e si legano i nuovi polloni alle spalliere, in numero di 6 per metro lineare. Anche con queste varietà, a primavera, quando i nuovi getti sono circa di 30 cm, è opportuno diradarli lasciandone solo 6-8 per metro lineare.

La gestione della fila e dell’interfila

Generalmente la pacciamatura fatta all’impianto risolve egregiamente il problema del controllo dell’erba sulla fila, con qualche diserbo manuale. Nell’interfila è opportuno inerbire con essenze a crescita lenta (festuca, may-grass inglese, ecc.). Solo coi terreni privi di irrigazione può essere necessario fare la lavorazione superficiale dell’interfila, al fine di ridurre la competizione idrica e nutrizionale tra l’apparato radicale della coltura e dell’erba.

La concimazione di mantenimento

Ha lo scopo di reintegrare il terreno di quanto asportato dalle piante e dall’erba dell’interfila; generalmente l’apporto annuo deve essere di 30-50 unità di azoto (frazionato), 20-30 unità di fosforo, 50-100 unità di potassio. In terreni leggeri può essere necessario apportare anche magnesio e boro. Nei piccoli impianti, tale concimazione può essere rappresentata dalla distribuzione a tutta superficie di 40g/mq di concime minerale complesso a primavera, integrata dopo la raccolta da altri 20 g/mq per le piante che risultano troppo contenute nello sviluppo. NB: tutte queste indicazioni sono valide per le situazioni di terreno, di clima e di umidità più comuni in Italia, ma ci possono essere numerose situazioni particolari. In tali situazioni l’intervento di un tecnico, con il supporto di un’analisi del terreno e dell’acqua di irrigazione, può essere necessario.

I parassiti e la difesa fitosanitaria

L’utilizzo di piante sane e la messa a dimora in terreni vergini per la coltura e ben preparati, generalmente scongiura la diffusione di patogeni almeno per qualche anno.

Malattie delle radici

Il lampone necessita di terreni ben drenati e senza ristagni. In queste condizioni e con il cumulo nella fila di norma si evita la diffusione di malattie delle radici e di funghi del suolo.

I più diffusi e pericolosi sono:

  • Phitophtora Rubi, Verticillium, Fusarium. In caso di presenza, si consiglia di eliminare l’impianto.

Malattie delle foglie

Il lampone, nelle condizioni climatiche italiane, ben difficilmente viene danneggiato seriamente da parassiti che attaccano le foglie, fatto salvo l’acaro giallo (Tetranicus urticae) che si diffonde soprattutto nelle colture protette da copertura. La presenza di insetti utili ne scongiura generalmente la diffusione.

Malattie del frutto

  •  La muffa grigia (Botritys cinerea): attacca i frutti quando questi sono bagnati e le temperature sono alte.

La tecnica più efficace di difesa è la copertura con tunnel nel solo periodo della raccolta.

Anche la potatura verde riduce l’umidità e le condizioni di sviluppo della muffa.

  • Il punteruolo: è un insetto che depone le uova nei boccioli fiorali e poi li recide: generalmente la presenza è limitata a pochi esemplari, che si limitano a deporre 30 uova per femmina, per cui il danno risulta limitato. Attenzione vicino a boschi e cespugli.
  • Il verme del lampone (Byturus tomentosus): è fastidioso, per la presenza delle larve nei frutti colpiti. 

La raccolta e conservazione dei frutti


Per il consumo fresco

L’esperienza dimostra che si possono conservare in frigorifero:

  •  1 g a 12°C
  •  2gg a 8°C
  •  6 gg a 0°C

Attenzione: con una differenza tra la temperatura del frigorifero e quella dell’ambiente di utilizzo superiore di 8°C i frutti condensano rapidamente l’umidità sulla loro superficie, perdendo la brillantezza e favorendo lo sviluppo di muffe, se lasciati a temperatura ambiente per altre 20 ore.

Per la trasformazione

Per la produzione di conserve di frutta (confetture, composte, succhi, ecc.) la frutta deve essere raccolta a maturazione piena; può essere opportuno congelare al più presto i frutti a -20°C, lasciandoli nei contenitori di raccolta da 125-250 o 500 grammi, confezionandoli successivamente in sacchetti di polietilene, in modo da trasformarli con calma a fine stagione.

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