Mora 

 

Scelta delle varietà

  • Le varietà più diffuse sono quelle senza spine selezionate nel nord-est degli Stati Uniti che hanno un portamento semi-eretto dei polloni: Thornfree, Smoothstem, Blacksatin, Hull, Chester Thornless sono le varietà più diffuse e tradizionali. Producono grossi frutti, aromatici, dolci solo a completa maturazione, adatti alla produzione di conserve di frutta, meno al consumo fresco. A questo gruppo appartiene anche la Loch Ness, varietà selezionata in Scozia e diffusa dal 1988, attualmente la più coltivata in Italia ed in Europa per il mercato fresco: frutto grosso, nero brillante, dolce ed aromatico a completa maturazione, si raccoglie a luglio-agosto. Dall’Arkansas arriva un’altra interessante varietà, la Navaho, più rustica, con polloni più eretti e robusti della precedente, con frutto consistente e brillante, dolce e molto aromatico. Esistono anche varietà ibride con il lampone quali il Loganberry, il Boysenberry, il Tayberry ed il Tummelberry: con frutti dall’aroma intenso, ma diverso da quello classico della mora e del lampone selvatico europeo, sono forse più adatte alla produzione di conserve di frutta. Sono più sensibili ai geli invernali. Una interessante varietà ornamentale per i giardini è anche la Thornless Evergreen, che deriva dal Rubus laciniatus, con caratteristiche foglie molto frastagliate, di colore aranciato intenso in autunno. La pianta di rovo ha un sistema radicale relativamente superficiale e di tipo fascicolato, che costituisce la parte perenne della pianta. Dalle radici si possono raramente sviluppare i polloni radicali, ma generalmente i migliori polloni si sviluppano dalla base del ceppo. I nuovi getti crescono vigorosamente, in certe varietà anche fino a 3 metri; è opportuno in autunno cimarli a 180 cm, lasciandone 3 per ceppaia. Questi polloni, a primavera, sviluppano da ogni gemma un rametto orizzontale che porta da 10 a 20 fiori composti che danno luogo a un frutto (bacca) composto da numerose drupeole. A fine anno i tralci che hanno fruttificato seccano: il rovo, al pari del lampone a fioritura unica, è pertanto una tipica pianta biennale.

 

Esigenze climatiche, esposizione

Più delicato è invece il rovo rispetto al clima: la forte crescita dei polloni fino ad autunno inoltrato li rende più sensibili alle gelate autunnali precoci. La fioritura tardiva, al contrario, non determina i fiori a pericoli di danni per gelate tardive di primavera. Grazie a questa rusticità il rovo è la pianta ideale per creare filari o spalliere sui bordi dei giardini, meglio se lungo i muri di recinzione.

 

Impollinazione

Tutte le varietà sono autofertili e possono quindi essere coltivate da sole; l’impollinazione è entomofila, quindi promossa dal volo delle api e dei bombi, che visitano volentieri questi fiori. È dunque sufficiente che esista qualche arnia nel raggio di qualche centinaio di metri.

 

La preparazione del terreno e la lavorazione del terreno

La lavorazione del terreno deve essere fatta con suolo asciutto, altrimenti è meglio limitarsi a realizzare un cumulo rialzato di terra, che andrà possibilmente pacciamato con corteccia, telo intrecciato o polietilene nero. La pacciamatura organica (corteccia, paglia in ragione di circa 1 kg per mq per una larghezza di 80 cm) deve essere rinnovata ogni 2 anni. Quella con materiali plastici è molto pratica e dura molti anni, ma rende difficile l’apporto di sotanza organica negli anni successivi all’impianto.

 

Concimazioni di fondo

Come tutte le piante del genere Rubus, il rovo ama i terreni ricchi di humus: si raccomanda di incorporare nel terreno da 4 a 8 kg a mq di letame maturo e di terriccio ben compostato, assieme a 40 grammi/mq di concime minerale complesso.

 

Epoca

Utilizzando piante cresciute in vaso la messa a dimora può avvenire praticamente durante tutto l’anno. Le epoche classiche rimangono comunque il mese di novembre per le regioni italiane centro-meridionali, inizio primavera per quelle settentrionali.

 

Impianto di irrigazione

Per evitare muffe sui frutti, nel rovo è consigliabile escludere l’impianto a pioggia o per aspersione, preferendo invece un impianto a goccia o una manichetta forata posata sul terreno o sotto la pacciamatura, meglio in doppia fila, 30 cm all’esterno delle piante.

 

La potatura

Estiva

Si lasciano 3 nuovi polloni per pianta, che in autunno verranno cimati a 180 cm.

Invernale

Si eliminano i tralci che hanno prodotto, si legano ai sostegni i nuovi polloni che si cimano a 180 cm; i cui getti laterali, se esistenti, si accorciano a 3 gemme.

 

I parassiti e la difesa fitosanitaria

L’utilizzo di piante sane e la messa a dimora in terreni vergini per la coltura e ben preparati generalmente scongiura la diffusione di patogeni almeno per qualche anno.

Malattie delle radici

I parassiti più comuni sono:

  • funghi del suolo

Malattie delle foglie

  • Peronospera sparsa
  • Septoria e Phragmidium

Malattie del frutto

  • La muffa grigia (Botritys cinerea)
  • Acari ed eriofidi

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